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Testo della conferenza tenuta al Palazzo Ducale di Genova il 24
Maggio 2011 su invito di "A COMPAGNA"
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CONOSCERE IL PROPRIO SIMBOLO "LA LANTERNA" di Annamaria "Lilla" Mariotti
Foto a colori di Annamaria “Lilla” Mariotti
In questo primo millennio, la navigazione aveva già avuto un grande sviluppo e Genova era un centro commerciale molto importante. Dal 950 è un comune autonomo, è una delle quattro Repubbliche Marinare, dal 1200 si alternano al potere i podestà, rappresentati dalle due potenti famiglie ghibelline, i Doria e gli Spinola a cui poi seguirono i Dogi, e anche il suo porto era già troppo frequentato per non essere provvisto di un qualsiasi segnale che facilitasse l’avvicinamento dei vascelli che arrivavano da tutto il mondo conosciuto, carichi delle loro preziose ed esotiche mercanzie. Ci voleva una luce che nella notte potesse guidare queste navi all’ingresso del porto. Le origini della lanterna sono molto incerte e avvolte nella leggenda. Alcune fonti fanno risalire la costruzione della prima torre al 1128, ma pare quasi certo che intorno al 1129, in una località chiamata Capo di Faro, alla base del colle di S. Benigno, dal nome di un convento di benedettini che si trovava sulla sua sommità, verso il ponente genovese, sia stata eretta una torre, la cui cura, con un decreto, detto “delle prestazioni”, venne affidata agli abitanti della zona circostante “Habent facere guardiam ad turrem capiti fari”, questo il loro compito insieme a quello di rifornire costantemente la torre con fasci di “brugo” (erica secca) e “brisca” (ginestra secca) che servivano per alimentare il fuoco sulla torre. Questo combustibile era facilmente reperibile su tutte le alture che circondano la città, ma doveva essere un compito arduo raccogliere e trasportare grandi quantità di sterpi, forse l’incarico era svolto da schiavi o prigionieri. Tuttavia, per rendere più facile l’avvicinamento a Genova, si continuavano a tenere accesi anche dei fuochi sulle alture intorno alla città, anch’essi alimentati con erica ginestra.
Questa corporazione, che gestì il porto a partire dal 1290 e che nel 1340, divenne anche i custode del faro, aveva provveduto a far dipingere sulla facciata Nord della torre inferiore lo stemma di Genova, una croce rossa in campo bianco, opera del pittore Evangelista di Milano. Questo stemma si deve essere perso nel tempo perché quello che vediamo oggi è stato progettato e dipinto dall’architetto Pettondi nel 1785 e restaurato, nel corso di lavori alla torre, nel 1991. In questo semplice disegno, tratto a mano da un ignoto, la Lanterna appare formata da tre tronchi ornati da merli, quello inferiore piuttosto largo e i due superiori, più stretti e sovrapposti, con solo due aperture nelle parti alte. Nello stesso manuale si trovano anche registrate le spese sostenute per l’illuminazione del faro e le nomine dei guardiani. Nel frattempo
però la torre aveva già affrontato molte traversie. La Lanterna Naturalmente nei secoli seguenti la Lanterna ha subito altri cambiamenti, non era ancora quella che noi vediamo oggi. E’ del 1326, come ci dice lo storico Giustiniani, l’installazione sulla cima della torre della prima lanterna, chiusa da vetri e alimentata con olio d’oliva. Il vetro non era ancora perfezionato, il primo vetro, entrato in uso proprio nel Medio Evo, era spesso e poroso e si anneriva facilmente per via della fuliggine, così il combustibile era variato, secondo le condizioni atmosferiche, proprio per ovviare a questo inconveniente. Nel 1400 la Lanterna fu usata anche come prigione. Per diversi anni (alcune fonti dicono 5, altre 10) vi furono rinchiusi come ostaggi, in cambio del trono di Cipro a Pietro Lusignani, Jacopo Lusignani e sua moglie Carlotta che lì diede alla luce il loro figlio Giano. Furono in seguito liberati dal Doge Leonardo Montaldo.di che i Genovesi avevano preteso da Pietro Lusignani, re di Cipro, Jacopo Lusignani con la moglie Eloisa, che in una piccola stanzetta diede alla luce il figlio Giano. Queste persone furono più tardi liberate dal Doge Leonardo Montaldo, ma viene da pensare come può essere cresciuto quel bambino, sospeso tra mare e cielo, cullato dalla musica delle onde e terrorizzato dall’infuriare delle tempeste che squassavano il faro, tra quelle mura umide e fredde. Tra storia e leggenda la Lanterna continua a sfidare il tempo. Si sa che nel 1405 i guardiani del faro erano sacerdoti e che per questo sulla sua sommità furono innalzati un pesce e una croce, simboli cristiani; nel 1413 un decreto dei "Consoli del Mare" stanziò “36 lire genovine” per la gestione del faro, ormai considerato indispensabile per il porto di una Genova marinara, includendo anche le paghe dei guardiani e stabilendo le multe per quelli che non avessero portato a termine il loro compito con diligenza. La Lanterna si
trova, e si trovava, in una posizione molto esposta, arrivando dal
Alcune delle storie che circondano la Lanterna raccontano che nel 1449 uno dei guardiani del faro era Antonio Colombo, zio paterno del più celebre Cristoforo che per un incarico di due mesi ottenne una paga di “21 lire genovine”. Un’altra, truce leggenda narra che nel 1543, quando la Lanterna raggiunse la sua forma definitiva, l’architetto che l’aveva progettata fu gettato dalla cima della torre per ordine del Doge perché non potesse mai più eguagliare una simile costruzione. I malpensanti sostengono che forse l’ordine era stato dato per non pagare la parcella !! Tuttavia il nome del suo costruttore rimane un mistero, c’è chi dice che fu Francesco da Gundria, altri fanno il nome di Gio Maria Olgiati. Chissà quale dei due ha fatto il famoso volo dalla cima della torre ?
E’ facile raccontare la storia della Lanterna perché le sue "avventure" sono state registrate dalle varie Autorità Marittime che si sono succedute nei secoli: i "Consoli del Mare", i "Salvatori del Porto", i "Padri del Comune e Salvatori del Porto" ed i "Conservatori del Mare". Bisogna però arrivare al 1500 perché la Lanterna raggiunga la sua forma definitiva, e questi avvenne in seguito a tragici avvenimenti. Sembra che la storia di questo faro sia legata indissolubilmente a fatti di guerra, a cospirazioni e lotte intestine.
Dunque, nel 1543 la Lanterna ha finalmente raggiunto la sua forma definitiva e sulla sua sommità fu posta una nuova cupola che subirà diverse modifiche e riparazioni nel corso dei secoli successivi anche per i danni subiti a seguito di eventi bellici. Un portolano manoscritto del XVI secolo riporta: "a miglia 14 da Peggi (Pegli, pochi Km a ponente di Genova), città con buonissimo porto e alla parte di ponente, vi è una lanterna altissima e dà segni alli vascelli che vengono a piè di detta lanterna". A quell’epoca la luce della Lanterna si poteva già vedere da molto lontano, anche se non si trova specificata la portata, perché la sua nuova cupola era stata ricoperta con cristalli nuovi particolarmente lavorati e curati da maestri vetrai liguri, provenienti da Altare o da Masone e alla fine non mancarono anche i vetrai veneziani, chiamati per migliorare ancora la luminosità della Lanterna. I custodi del faro, chiamati "turrexani della torre", dovevano porre una cura particolare nella manutenzione e nella pulizia di questi cristalli e per compiere bene il loro lavoro ricevevano bacinelle, spugne di mare, panni di cotone e bianco d’uovo; tutto dipendeva da questo perché la luce potesse diffondersi il più lontano possibile. Inoltre i guardiani, per eseguire meglio i loro compiti, avevano l’obbligo di vivere all’interno della struttura con le loro famiglie. Tra il 1711 e il 1791 vi furono altri interventi sulla torre: vi furono posti tiranti e chiavarde per irrobustire la costruzione, visibili ancora oggi all’interno, e furono consolidate le fondamenta.
La sua storia non
finisce qui, la maestosa signora da sette secoli domina il porto e C’è chi dice che oggi i fari non sono più necessari perché le navi moderne sono dotate di mezzi e tecnologie di ausilio alla navigazione che rendono superato qualsiasi tipo di segnalazione a vista, ma è bello pensare che anche i marinai di oggi, rientrando nel porto di Genova, sulle più moderne e sofisticate navi da crociera vedendo brillare in lontananza la luce della Lanterna sentano di tornare a casa, come accadeva ai loro antenati.
La Lanterna è molto conosciuta, sia per la sua forma piuttosto insolita, sia perché è il simbolo stesso della città di Genova, e Angelo riceve spesso richieste d’informazioni sulla "sua" Lanterna, informazioni che lui fornisce di buon grado raccontando di come si senta tutt’uno con lei, di come ne sia geloso e orgoglioso. Angelo de Caro ha circa 50 anni e fa il farista da più di 30, ha girato tutta l’Italia, ha anche salvato la vita a dei naufraghi quando si trovava al faro di Capo Rossello in Sicilia, e questa sua vita di romitaggio la si sente tutta nel suo parlare, lento, cadenzato che ricorda il rotare della lanterna. Angelo si definisce un romantico eremita e dice che anche in un faro grande si sente la solitudine, che se uno strano non è, strano diventa, un po’ orso anche, ma Angelo De Caro è un uomo grande, questo lo ha reso lo stare tutto il giorno a contatto con la grande, antica signora, il vivere in simbiosi con lei, il prendersi cura della sua bellezza, fare in modo che la sua luce brilli il più lontano possibile perché chi la vede lampeggiare durante la notte possa dire: "Guarda, la Lanterna!!!".
(1) “Nell’anno 1543, sedicesimo della restituita libertà, Pietro Giovanni Cibo Clavica, Giovanni Battista Lercari fu Domenico e Luciano Spinola fu Guglielmo, Padri del Comune, rinnovarono questa torre che una volta i nostri nobili antenati costruirono, e che nel 1512, nell’assedio della Fortezza della Lanterna, fu distrutta dal lancio di proiettili” Annamaria "Lilla" Mariotti FILASTROCCA RISALENTE, SECONDO ALCUNE FONTI, AL 1700 A Lanterna A Lanterna de Zena a l'è fæta a trei canti, Maria co-i guanti lasciæla passâ ! A tr'öue de nêutte e tutti l'han vista a fava a fiorista vestìa da mainâ. Cattæghe 'na roba, cattæghe ûn frexetto cattæghe ûn ometto, pe fäla ballâ.
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