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Di Annamaria "Lilla" Mariotti Racconto tratto dal volume "RACCONTI DI FARI E ALTRE STORIE DI MARE", ed. F.lli Frilli 2006-2008
La sua vita si svolge come quella di tanti ragazzi nati e cresciuti su un'isola e quando compie 18 anni la cosa più logica da fare è quella di entrare in marina, cosa che fa con tutto l'entusiasmo della sua età e rimane in marina per alcuni anni, ma con il tempo la salute lo tradisce. Il mare, si sa, è un elemento meraviglioso, ma cela dei pericoli e per Ventura questo pericolo si manifesta come una grave forma di reumatismi che gli impedisce di continuare la sua carriera. E’ il 1968 e Bonaventura è ancora giovane, ma ottiene il congedo per invalidità mentre si trova a Venezia. Ora tutto quello che lo aspetta è una pensione e il diritto ad un posto statale che gli consenta di vivere decorosamente, non certo una grande prospettiva. Qualche volta il destino riserva delle sorprese, non ci sono molti posti statali disponibili, Ventura deve accontentarsi di un posto di Farista, e nello stesso anno viene assegnato proprio al Faro di Punta Libeccio, nella sua Marettimo e Ventura torna a casa.
Ventura, che nel frattempo si è sposato, va a vivere dentro il faro con la moglie e un altro farista, suo sottoposto, anch'egli con la famiglia e subito comprende che quella è la sua vita, che quello è il posto più bello del mondo. Il Faro si trova sulla costa Sud dell'isola, sulla Punta che ha dato il nome alla costruzione, su una roccia che si eleva a 24 sul livello del mare, la torre è alta 50 metri, il che porta l’altezza totale della lanterna a 74 metri, è stato costruito nel 1860 in pietra con una torre ottagonale, ed è tutto bianco con una striscia nera al centro del caseggiato su cui spicca la scritta "Punta Libeccio". Le sue Lenti di Fresnel di prima classe, di fabbricazione svedese ed installate nel 1955, ne fanno il secondo faro d'Italia per importanza dopo la Lanterna di Genova. Il Faro ha una portata luminosa di 36 miglia, con due serie di lampi e due eclissi per un periodo di 15 secondi. Questo faro ha un'altra caratteristica : la sua luce arriva quasi a baciarsi con quella del faro di Capo Bono in Tunisia che è proprio di fronte a lui.
Il tempo passa e Ventura vive in simbiosi con il suo Faro, il suo lavoro comincia la sera, quando cala il sole e lui provvede all’accensione della lanterna, poi va a dormire tranquillo, perché se qualcosa non va un segnale di allarme lo avverte e lui ha il tempo di intervenire. Poi, di giorno, ci sono tante altre cose da fare : pulire i vetri, lucidare gli ottoni, eseguire piccole riparazioni e lui fa questo ed altro, perché non c'è lavoro che Ventura non sappia fare. Quella è la sua casa e Ventura ci vive felice, immerso nella natura, di fronte alla montagna di cui impara a conoscere ogni minimo particolare.
Un faro indomito, destinato a durare, perché già durante l’ultimo conflitto mondiale aveva corso un bel rischio. Al tempo dello sbarco degli americani in Sicilia era stato dato l’ordine dai militari di ostacolarli in ogni modo, facendo saltare postazioni strategiche nei porti siciliani, e il faro di Marittimo era considerato di grandissima importanza per la navigazione, ma anche troppo utile per aiutare quello che allora era il nemico, così che non venne dato semplicemente l’ordine di oscurarlo, ma addirittura di farlo saltare. Fu il guardiano di allora, un Nostromo della Capitaneria di porto di Trapani, Enrico Mario Aristogitone Palumbo Grandinetti, che era stato trasferito al al faro, a Punta Libeccio, faro di vitale importanza per i naviganti, che, come racconta con orgoglio la figlia, coraggiosamente finse di obbedire agli ordini, ma in realtà fece saltare un ordigno nelle vicinanze del faro, salvandolo dalla rovina. Si racconta spesso che nei fari ci siano delle "presenze" misteriose, forse perché sono così isolati e, se capita di trovarcisi durante una tempesta, solo il sibilo del vento che soffia intorno alla torre o che si insinua lungo la scala a chiocciola può far venire i brividi ai più coraggiosi. Ventura racconta che nel "suo" Faro si sono avute molte manifestazioni di queste "presenze", soprattutto perché durante la Seconda Guerra Mondiale lo stretto di Sicilia è stato testimone di alcune delle più terribili battaglie navali, molti mezzi sono affondati e molti marinai sono annegati, così sugli scogli di Marettimo non c'era giorno che non si trovasse il corpo di qualche marinaio perito in questi scontri.
Chi
va per mare e chi vive vicino al mare sa che chi in mare muore non ha
pace finché la famiglia
Ventura è anche un uomo dal cuore grande. Nel 1982 un amico medico lo ha portato con sé in Uganda dove dovevano costruire un ospedale. Sapeva che Ventura era un aiuto prezioso e infatti lui si è dedicato a questa impresa per un mese, facendo mille cose e prestando la sua opera senza chiedere niente in cambio, solo la gioia di essere stato utile. Ma questo e stata anche fonte di una delle più grandi delusioni della sua vita. Nel Febbraio del 2002 Ventura è tornato in Africa, in Uganda, per rivedere il suo ospedale e lo ha trovato trasformato in caserma, lui non dice niente, volta le spalle e se ne và. Cosa c'era da dire ? Tanto lavoro, tanta dedizione per cosa ?
Poi arriva il giorno della pensione e nel 1999 Ventura deve lasciare il suo Faro, deve abbandonare per sempre il suo amico. Lui dice che andandosene ha portato via con se l'anima del Faro e questo è vero. Questa antica costruzione, che nel tempo è stata spesso ristrutturata, comincia a cadere a pezzi, non viene più fatto alcun tipo di manutenzione e certamente non è più lo stesso faro che Ventura ha lasciato quando è andato via. .
Poi c'è una voce che comincia a circolare per Marettimo : il Faro è in vendita, non sembra una voce strana, gli immobili dello Stato possono essere messi in vendita, compresi i fari, e la gente comincia ad accorrere, a chiedere se è vero, ad offrirsi di comprarlo per riportarlo in vita, forse come abitazione privata, forse come albergo, tanto la gente è attratta dai Fari che qualcuno vorrebbe aggiudicarsi quello di Punta Libeccio. Ma la Zona Fari di Messina, da cui dipende il Faro di Marettimo smentisce, non è vero niente, il Faro non è in vendita. Questo è un mistero che per ora resterà tale.
Intanto Ventura si gode la sua pensione, vive la sua isola e dipinge, perché questa è la sua passione più grande e poi, ogni anno, vola in California, a trovare i suoi parenti. Quando gli si chiede che fine faranno i fari, scuote la testa, dice che i fari saranno abbandonati, la figura del Farista sparirà, quest'uomo romantico e coraggioso sa di essere stato uno degli ultimi custodi rimasti perché si dice che la Marina non rimpiazzerà quelli che vanno in pensione, che non ci saranno più concorsi, anche se c'è molta richiesta da parte di tanti giovani per intraprendere questo mestiere.
Così Ventura, anche nella sua casa di Marettimo, rimane "Il Guardiano del faro" e lo rimarrà per sempre.
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