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Mare in Italy intervista
Annamaria “Lilla” Mariotti
Annamaria “Lilla” Mariotti
scrive storie di mare e tiene conferenze su tonnare, fari e faristi.
Da alcuni
anni sta conducendo uno studio sulla
tonnara di Camogli,
l’ultima ancora attiva in Liguria, su tutte le tonnare ancora
operanti in Italia e su tutti gli altri tipi di pesca praticati in
passato nel Golfo Ligure. Collabora con il Baruch Institute for
Marine Biology dell’Università del South Carolina (USA) ed ha al suo
attivo alcune pubblicazioni per prestigiose riviste americane.
Dove nasce la sua passione per i fari?
La mia passione per i fari è nata anni fa durante una mia vacanza
sull’isola di San Pietro dove ho visto per la prima volta da
vicino un faro, quello di Capo Sandalo ed è stato amore a
prima vista. E’ stato indimenticabile l’incontro con l’allora
guardiano che viveva nel faro con la sua famiglia e un aiutante,
anche lui con i propri cari. Il guardiano,anche se non ci ha
permesso di entrare nel faro, ci ha lasciato restare sulla terrazza
a goderci il panorama, ci ha mostrato l’orto che coltivava ed ha
chiacchierato a lungo con noi.
Ho avuto la sensazione che fossero persone serene e che quel tipo di
vita fosse solo da invidiare.
Quanti ne ha visitati durante i suoi viaggi? E quale le è rimasto
più nel cuore?
Ne ho visitati molti e, anche se può sembrare strano, più all’estero
che in Italia. Questo è dovuto al fatto che in Italia i fari sono
gestiti dalla Marina ed è facile farsi fermare dal cartello
Zona Militare, vietato l’accesso,
anche se poi la situazione non è così tragica.
All’estero, e intendo negli USA, c'è una vera e propria cultura del
faro e molti sono facilmente accessibili e visitabili. Ci sono dei
volontari che gestiscono piccoli musei o negozietti di souvenir alla
base del faro e che guidano i visitatori raccontando le storie
legate alla costruzione della torre ed alla sua vita.
Associazioni non profit si prendono cura di fari in disuso e si
occupano della raccolta di fondi per il loro restauro.
Quale faro mi è rimasto più nel cuore ? Il faro di Cape Lookout,
collocato lungo gli Outer Banks del North Carolina, una torre
bianca e nera con un disegno a rombi che da più di un secolo sfida
le tempeste dell’Atlantico. E’ raggiungibile solo in barca ed ogni
volta che mi trovo nella zona non manco mai di andarlo a visitare.
Quali sono le differenze tra i fari del Mediterraneo e quelli
dell’Atlantico?
Ci sono molte differenze. Alcuni fari del Mediterraneo sono molto
antichi, risalgono anche al Medioevo, ma la maggioranza sono stati
costruiti nella seconda metà del 1800 ed hanno una tipologia molto
simile, inoltre non sono costruiti per fronteggiare uragani o
tempeste tropicali.
I fari delle coste Atlantiche, dall’Europa agli Stati Uniti, sono
costruiti per resistere a venti tempestosi e per proteggere dal
pericolo di fondali sabbiosi o scogli affioranti. Molti sono
costruiti su scogli in mezzo al mare, sono sentinelle preziose.
Negli USA i fari che si affacciano sull'Atlantico hanno tipologie
diverse dal Nord al Sud. Il Nord ha coste alte e scoscese, e i fari
sono bassi, spesso con la torre sopra la casa del guardiano, sulla
basse e sabbiose coste del Sud i fari sono alte torri cilindriche,
visibili da molto lontano anche di giorno.
Esiste ancora la figura del guardiano del faro in Italia? Se si,
quanti ne ha conosciuti?
Si, in Italia esiste ancora la figura del guardiano del faro, anche
se sta scomparendo, Io ne ho conosciuti solo quattro, e in tutti ho
trovato la massima disponibilità nel raccontarmi la loro vita e la
storia del loro faro.
Crede ci sia una predisposizione per questo lavoro? Penso di
si. Io ricevo continuamente richieste di informazione su come si può
diventare guardiano del faro, anche da qualche ragazza e da persone
di tutte le età.
Ci potrebbe raccontare come si svolge una giornata tipica del
guardiano del faro?
Ormai molti guardiani non vivono più all’interno del faro, quindi il
primo compito è quello di recarsi sul posto. Il compito primario è
quello di tenere in ordine le lenti ed i vetri della lanterna, poi
fare piccole riparazioni, lucidare gli ottoni, controllare che tutto
funzioni. Un guardiano del faro deve saper fare un po’ di tutto.
Cosa è cambiato nel loro lavoro con l’avvento dell’automazione?
Una volta il guardiano doveva caricare a mano il sistema ad
orologeria che comandava la rotazione del faro e questo normalmente
veniva fatto ogni quattro ore, giorno e notte dal farista e dai suoi
aiutanti. Ora questo impegno non c'è più, anche se il lavoro non
manca comunque, è sempre compito del farista controllare che tutto
funzioni alla perfezione.
E’ una figura destinata a scomparire?
Purtroppo si, ormai quando un farista va in pensione difficilmente
viene sostituito. C'è la tendenza a centralizzare i comandi che
fanno funzionare i fari.
Quali fari consiglia di visitare ai nostri lettori?
I più belli sono quelli in posizioni particolari, in cima a
scogliere, come quello di Capo Caccia, in Sardegna, o su
isole sperse in mezzo al mare, come quello di Punta Libeccioa
Marettimo. Io suggerisco sempre di non perdersi la Lanterna di
Genova, uno dei fari più antichi d’Italia che può essere
visitato tramite l’ Associazione Culturale Genovese Porta Soprana
(Tel. 010 2465346).
A tutti gli amanti dei fari ricordiamo l'appuntamento con la
conferenza di Annamaria "Lilla" Mariotti dal titolo I fari, una
luce nel tempo e nella storia il 26 Febbraio 2004 presso l'
Associazione Culturale Casa del Mare "Guido Prina" a Santa
Margherita Ligure.
Per saperne di più sui fari potete visitare il sito di Annamaria
"Lilla" Mariotti:
www.mareblucamogli.com
A cura di
Chiara Angeloni
- 2004
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