

Testo di AnnamariIL
FARO DI GENOVAa "Lilla" Mariotti
Pubblicato su Nautica 578 di Giugno 2010
Poco si sa sulle origini della "Lanterna", come da
sempre viene chiamato il Faro di Genova, ma per certo già nel 1129
un decreto ripartiva tra gli abitanti del circondario il compito di
fare la guardia armata alla città mentre ai cittadini toccava il
compito di fare la guardia al faro. Sembra che una prima torre sia
stata costruita intorno al 1128, su uno scoglio che sorgeva dal mare
e che un fuoco di steli secchi di erica e ginestra fosse
continuamente alimentato sulla sua cima per segnalare l'ingresso del
porto ai mercanti genovesi che tornavano dai viaggi in Oriente con
le loro imbarcazioni cariche di mercanzie. Genova era già un porto
troppo importante per non essere provvisto di un qualsiasi segnale
che facilitasse l'avvicinamento. Dai registri dell'autorità
marittima dell'XI secolo risulta che niente veniva tralasciato per
la cura e la manutenzione della torre e che ogni nave in arrivo
doveva pagare una tassa che contribuiva a coprire queste spese.
Molte sono le traversie che deve affrontare la torre prima di
diventare quella che noi oggi conosciamo. Nel 1316 diventa
ufficialmente un faro, nel 1318 rimane coinvolta nella guerra tra
Guelfi e Ghibellini e subisce danni alle fondamenta, ma solo nel
1321 vengono effettuati lavori di consolidamento. La prima lanterna
fu installata sulla sua cima nel 1326, alimentata a olio d'oliva, e
nel 1340 lo stemma di Genova viene dipinto su una facciata. È del
1371 la prima immagine della Lanterna, disegnata a penna sulla
copertina di un manuale del "Salvatori del Porto", dove si trovano
anche registrate le spese sostenute per l'illuminazione del faro e
le nomine dei guardiani. Attorno al 1400 la torre veniva usata anche
come prigione e vi furono rinchiusi per 10 anni gli ostaggi del re
di Cipro, Jacopo Lusignani con la moglie che in una piccola
stanzetta diede alla luce il figlio Giano. Queste persone furono più
tardi liberate dal Doge Leonardo Montaldo, ma viene da pensare come
può essere cresciuto quel bambino, sospeso tra mare e cielo, cullato
dalla musica delle onde e terrorizzato dall'infuriare delle tempeste
che squassavano il faro, tra quelle mura umide e fredde.
Tra storia e leggenda la Lanterna sfida il tempo. Si sa che nel
1405 i guardiani del faro erano sacerdoti e che per questo sulla sua
sommità vennero innalzati un pesce e una croce, simboli cristiani;
nel 1413 un decreto dei "Consoli del Mare" stanziò Lit. 36 per la
gestione del faro, ormai considerato indispensabile per la sicurezza
della navigazione, includendo anche le paghe dei guardiani e
stabilendo le multe per quelli che non avessero portato a termine il
loro compito con diligenza. Due volte, nel 1481 e nel 1602 la
Lanterna fu colpita dal fulmine che provocò danni alla sommità. Tra
le leggende, una racconta che nel 1449 uno dei guardiani del faro
era Antonio Colombo, zio paterno del più celebre Cristoforo.
Un'altra truce leggenda narra che nel 1543, quando la Lanterna
raggiunse la sua forma definitiva, l'architetto che l'aveva
progettata fu gettato dalla cima della torre perché non potesse mai
più eguagliare una simile costruzione. È facile raccontare la storia
della Lanterna perché le sue "avventure" sono state registrate dalle
varie Autorità Marittime che si sono succedute nei secoli: i
"Consoli del Mare", i "Salvatori del Porto", i "Padri del Comune e
Salvatori del Porto" e i "Conservatori del Mare". Dunque, nel 1543
la Lanterna ha finalmente raggiunto la sua forma definitiva e sulla
sua sommità viene posta una nuova cupola che subirà diverse
modifiche e riparazioni nel corso dei secoli successivi anche per i
danni subiti a seguito di eventi bellici.
Un portolano manoscritto del XVI secolo riporta: "a miglia 14 da
Peggi (Pegli, pochi chilometri a ponente di Genova), città con
buonissimo porto e alla parte di ponente, vi è una lanterna
altissima e dà segni alli vascelli che vengono a piè di detta
lanterna" la cui luce veniva già vista da molto lontano, anche
perché era costruita con cristalli particolarmente lavorati e curati
dai maestri vetrai liguri. I custodi del faro, chiamati "turrexani
della torre", dovevano porre una cura particolare nella manutenzione
e nella pulizia di questi cristalli e per compiere bene il loro
lavoro ricevevano bacinelle, spugne di mare e panni; tutto dipendeva
da questo perché la luce potesse diffondersi il più lontano
possibile. Tra il 1711 e il 1791 vi furono altri interventi sulla
torre: fu dotata di un parafulmine per evitare ulteriori danni
durante i temporali, vi furono posti tiranti e chiavarde per
irrobustire la costruzione e furono consolidate le fondamenta.
Agli inizi del 1800 un ingegnere francese, Augustin Fresnel aveva
messo a punto un'ottica rivoluzionaria destinata ai fari che stavano
prendendo campo perché considerati di grande ausilio alla
navigazione a vela. Si trattava di speciali lenti concentriche
assemblate in modo da far convergere la luce in un punto e fare
uscire i raggi luminosi parallelamente all'asse e aumentarne il
potenziale spingendoli lontano moltiplicati e ingranditi. Queste
lenti di Fresnel furono installate nel 1843 nel faro di Genova, che
allora funzionava ancora a olio, cambiandone definitivamente la
fisionomia e aumentandone la portata a 15 miglia.
Più tardi, nel 1881, la Lanterna rischiò di essere declassata
perché era stato deciso di costruire un nuovo faro sul promontorio
di Portofino, ma questo pericolo fu superato, fu invece deciso di
potenziarlo, e nel 1898 l'olio d'oliva fu sostituito dal gas di
acetilene che, a sua volta, fu ancora sostituito nel 1904 con
petrolio pressurizzato, ma fu solo nel 1936 che la Lanterna venne
elettrificata.
Negli anni successivi, nella cupola avvengono altri cambiamenti
dovuti all'avanzare della tecnologia: l'antico impianto di rotazione
a orologeria che veniva manovrato a mano fu sostituito nel tempo con
un impianto di rotazione elettrico e il vecchio apparato rotante a
bagno di mercurio fu sostituito con uno su cuscinetto a sfere e vi
fu inoltre installato un faro elettrico indipendente di riserva.
La sua storia non finisce qui, la maestosa signora da sette
secoli domina il porto e la città dall'alto dei suoi 117 metri, alla
sua base il mare non si frange più sugli scogli, l'ampliamento del
porto, la costruzione di nuovi moli e dell'aeroporto hanno
profondamente cambiato l'ambiente su cui oggi poggia, ma lei rimane
immutabile e impassibile, a chi si avventura a salire i suoi 365
scalini offre un panorama impareggiabile su Genova e sulla Riviera e
ogni notte lancia sul mare oscuro il suo fascio luminoso che può
essere visto a 26 miglia di distanza.
C'è chi dice che oggi i fari non sono più necessari perché le
navi moderne sono dotate di mezzi e tecnologie di ausilio alla
navigazione che rendono superato qualsiasi tipo di segnalazione a
vista, ma è bello pensare che anche i marinai di oggi, rientrando
nel porto di Genova, sulle più moderne e sofisticate navi da
crociera, vedendo brillare in lontananza la luce della Lanterna
sentano di tornare a casa, come accadeva ai loro antenati.
Oggi il faro è curato da Angelo De Caro, da sei anni suo custode
e amico. Come gli antichi "turrexani" Angelo sale ogni giorno fino
alla cupola usando un piccolo montacarichi che vi è stato installato
alcuni anni fa e si prende cura delle lenti di Fresnel, tenendole
lucide e brillanti, così come della lampadina da 1000 Watt. Angelo
De Caro è rimasto solo sulla Lanterna, ormai automatizzata, e suo
compito principale è solo controllare che tutto funzioni a dovere,
ma Angelo è anche un personaggio. La Lanterna è considerata un faro
un pò "civettuolo" e "cittadino" sia per la sua forma piuttosto
insolita, sia perché è il simbolo della città di Genova, e Angelo
riceve spesso richieste di informazioni sulla "sua" Lanterna,
informazioni che lui fornisce di buon grado raccontando di come si
senta tutt'uno con lei, di come ne sia geloso e orgoglioso.
Angelo de Caro ha 46 anni (all'epoca dell'intervista n.d.r.) e fa il farista da 20, ha girato tutta
l'Italia, ha anche salvato la vita a dei naufraghi quando si trovava
al faro di Capo Rossello in Sicilia, e questa sua vita di romitaggio
la si sente tutta nel suo parlare, lento, cadenzato che ricorda il
ruotare della lanterna. Lui dice che anche in un faro grande si
sente la solitudine, che se uno strano non è, strano diventa, un pò
orso anche, ma Angelo De Caro è un uomo grande, questo lo ha reso lo
stare tutto il giorno a contatto con la grande, antica signora, il
vivere in simbiosi con lei, il prendersi cura della sua bellezza,
fare in modo che la sua luce brilli il più lontano possibile perché
chi la vede lampeggiare durante la notte possa dire: "Guarda, la
Lanterna!!!"
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