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Tratto dal volume "RACCONTI DI FARI E ALTRE STORIE DI MARE", ed. F.lli Frilli 2006-2008 |
| Testo e foto di Annamaria "Lilla" Mariotti |
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All’improvviso una macchina, una FIAT UNO, sbucò da dietro una roccia sul sentiero sterrato ed il signore al volante, gentile ma fermo, mi disse che non potevo stare lì. Io balbettai qualche parola di scusa, quelle cose che uno cerca di inventarsi quando viene scoperto in flagrante e questo deve aver impietosito quel signore perché alla fine mi disse che avrei potuto raggiungere il faro e godere del bellissimo panorama dalla terrazza, poi se ne andò. Io allora non sapevo chi fosse, anche se immaginai che poteva trattarsi solo del farista, ma gli fui molto grata. Dopo quell’incontro passarono ancora due anni, nel corso dei quali continuai la mia ricerca sui fari ed a scrivere le loro storie, ma il faro di Capo Sandalo era nel mo cuore più di qualsiasi altro, così, non so come, riuscii a reperire il suo numero di telefono e comincia a tempestare il Sig. Colaci di telefonate, finché, nel corso di un’altra vacanza a Carloforte, accettò di incontrarci al faro. La mia costanza aveva dato i suoi frutti.
La costa Est dell'isola è delimitata da bianche spiagge sabbiose, mentre la costa Ovest è un continuo susseguirsi di scogliere rocciose ed è su una di queste rocce dominanti il mare, una specie di piramide naturale, che si trova il Faro di Capo Sandalo. Bruno Colaci, il guardiano del faro, a quell’epoca non aveva ancora 60 anni, un uomo cordiale e austero nello stesso tempo, un moderno eremita, uno di quegli uomini che possono ancora condurre una vita silenziosa ed appartata in un'epoca in cui la fretta regna sovrana. Il suo aspetto mi colpì, come non mi aveva colpito la prima volta. Il suo viso non era affatto severo, era segnato dal tempo e dal sole, ma il suo sguardo era dolce e le sue maniere affabili, e nell’invitarci ad entrare si comportò quasi come se stessimo per entrare in una cattedrale.
Quando per Bruno è arrivato il momento di entrare nel mondo del lavoro, egli pensò che sarebbe stato bello trovare qualcosa di diverso da quello che faceva suo padre, ma la vita nei fari ormai gli era entrata nel sangue e, apparentemente, era nel suo destino per cui, dopo un concorso, accettò un lavoro di "Farista", come vengono ora chiamati i guardiani, e, dopo essere stato in un certo numero di fari, nel 1972 è approdato al Faro di Capo Sandalo.
Bruno è particolarmente fiero della sua lanterna e mostra con orgoglio le lucidissime lenti di Fresnel, gli ottoni brillanti, il vecchio sistema a orologeria che faceva ruotare le lenti prima che l’elettricità raggiungesse il faro nel 1980, che sembra ancora in uso, tanto è lindo. Questo sistema doveva essere manovrato a mano, a turno, dagli uomini ogni quattro ore facendo risalire il peso che manovrava l’ingranaggio. Ora il faro è automatizzato e richiede molto meno lavoro di una volta, eppure Bruno sale la lunga scala ogni giorno e pulisce e lucida ogni cosa nella stanza della lanterna, da dove gode la bellissima vista del mare, delle rocce e della natura circostante.
Questo faro è stato costruito a prezzo di grandi sacrifici, poco dopo l’annessione della Sardegna al Regno d’Italia, la pietre che sono servite per costruirlo venivano trasportate via mare dall’isola madre e sbarcate su un piccolo molo costruito appositamente alla base della roccia, un molo che non esiste più, ma dove si trova ancora una piccola costruzione, anch’essa decadente, dove gli uomini del faro una volta tenevano i loro attrezzi da pesca. Le pietre venivano portate a spalla o a dorso di mulo fino in cima a quella roccia dove stava prendendo forma una dei più bei fari d’Italia, con la sua torre alta 30 metri, che si erge a 138 metri sul livello del mare, con una lanterna che lancia la sua luce a 28 miglia nella notte. Alla base del faro le rocce precipitano in mare in un orrido formato da lastroni che la natura ha accostato in un modo strano, tanto che i locali li chiamano “canne d’organo” e da lassù questo strapiombo da un senso di vertigine. Un’esperienza quasi mistica invece si ha uscendo sul terrazzino rotondo che si trova proprio sotto la lanterna, qui un solido muretto fa sentire al sicuro ed uno può guardarsi intorno a 360° gradi e sentirsi il padrone dell’universo, anche se solo per un breve momento.
Bruno dice che trovarsi nella stanza della lanterna è come passare ogni giorno in cima al mondo. Quando dice questo io posso capire come si sente, perché io mi sento come se avessi scalato non solo i 124 scalini della torre, ma la montagna più alta del mondo. Con il tempo io e Bruno siamo diventati buoni amici e non è mancata occasione per tornare a trovarlo e per poter ancora salutare l’altro mio amico, il faro. Mi trovavo in una posizione privilegiata, ora all’ingresso della stradina sterrata c’era un cancello, ma non per me. Una volta ho chiesto a Colaci se fosse a conoscenza di qualche leggenda legata al faro, storie di “presenze” strane, rumori, movimenti, ma lui mi ha risposto di no quasi con tenerezza e con un lieve sorriso. Lui capiva la mia curiosità, sapeva che io mi interessavo anche a questo aspetto nelle storie dei fari, ma anch’io capii al volo il suo punto di vista. Quel faro era custodito da un uomo concreto, positivo, se mai avesse incontrato un fantasma in qualche stanza del faro lo avrebbe pregato molto gentilmente, ma anche molto fermamente, di andarsene. Bruno ha lasciato Capo Sandalo, l’inevitabile pensione ha raggiunto anche lui, e l’ultima volta che ci siamo visti, la scorsa estate, ho avuto il piacere di intervistarlo per un’emittente locale e ancora non mi sono stancata di ascoltare la sua storia, così legata a quella costruzione. C’era un po’ di rimpianto nella sua voce, ma con il suo fare pacato mi ha detto che così doveva essere e che così sarebbe stato. Gli ho anche voluto chiedere chi si sarebbe occupato del faro dopo di lui, mi ha risposto che se ne incaricherà un’altra persona, ma che non vivrà nel faro, dato che avrà la responsabilità di tutti i fari e segnalamenti della zona. E che fine avrebbe fatto il “suo” faro ? Correvano voci che sarebbe stato venduto a dei privati che lo avrebbero trasformato in un albergo, ma Bruno smentisce, leggende metropolitane, niente di vero, il faro sarà restaurato, è una necessità impellente, ma come e quando non si sa, in quanto alla destinazione, rimarrà sempre un faro, è troppo importante in quella zona di mare, ma solo la torre, la casa potrebbe forse essere dismessa dalla Marina, ma per farne cosa ? Bruno Colaci, l’ultimo guardiano del faro di Capo Sandalo, mantiene i suoi segreti, torna nella sua casa di Carloforte, ma resterà per sempre fedele a quella che per più di trent’anni è stata la sua casa, la sua vita, il suo lavoro.
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